Una doverosa premessa: nella maggior parte dei casi i miei clienti e il mio mercato di riferimento è quello della “imprenditoria italiana media” o dei professionisti: piccole se non piccolissime dimensioni, pochi dipendenti, gestione famigliare o simil-famigliare e con investimenti in comunicazione limitati. Questo post è dedicato a loro, ma può essere uno spunto di riflessione per molte altre categorie.

Siamo in un’epoca dove spesso ci sentiamo in dovere di comunicare. Ma non sempre è necessario

E spesso non è “facendo progetti di comunicazione strabilianti (e costosissimi)” che si ottengono “risultati strabilianti (in termini di brand awareness o di profitti)”.

E’ anche vero il contrario: non puoi permetterti di non comunicare con il tuo mercato di riferimento.

Per comunicazione devi necessariamente conoscere il tuo interlocutore, sapere cosa gli interessa, offrirgli quello che interessa nella modalità a lui/lei più consona. E il tutto per raggiungere i tuoi obiettivi.

Conoscere il mio cliente? Ma certo che so chi è!

Quando occorre creare delle buyer persona, ossia pensare al cliente-tipo per creare un piano di comunicazione che abbia senso, mi sento spesso rispondere:

“Il mio cliente è uno che ha bisogno dei miei prodotti”

Peccato che questo “uno” possa anche essere una “una”, e peccato che ci siano persone che non sanno ancora di avere bisogno dei tuoi prodotti, oppure che ci siano persone che hanno bisogno dei tuoi prodotti, ma visto che hai sempre ragionato in ottica “uno” (cioè cliente di sesso maschile) hai perso quella fetta di clientela potenziale che invece è di sesso femminile.

E a quel punto, negli occhi del mio interlocutore appare un’ombra di sgomento: “Non ci avevo mai pensato”. Bene, averne la consapevolezza è già un ottimo punto di partenza.

Obiettivi, questi sconosciuti

Quindi, quale è il tuo obiettivo?

“Semplice: il mio obiettivo è vendere!”
“Il mio obiettivo è avere tanti followers!”
“Vorrei che il mio video girasse il più possibile!”

Citando il ricercatore americano Phil Bartle, idealmente un obiettivo dovrebbe essere SMART:

  • SPECIFICO: deve essere relativo ad una area specifica di miglioramento
  • MISURABILE: misurabile se non attraverso un numero preciso, tramite un indicatore di miglioramento.
  • ACCESSIBILE: in termini di risorse umane, chi farà cosa per il raggiungimento di quell’obiettivo?
  • REALISTICO: ossia fattibile
  • TEMPORALE: deve essere legato ad una linea temporale sulla quale posizionare il suo raggiungimento finale – ed eventualmente anche il raggiungimento di step intermedi.

E qui iniziano i problemi – soprattutto quando ci si confronta con la fattibilità e l’accessibilità- e con un altro fattore: l’economicità.

L’importante è che io spenda poco. E poi tutte queste cose cose di cui mi parli tu, troppo complicato, io devo solo pubblicare dei contenuti sui social

La mia etica professionale mi ha sempre imposto di essere sincera con i prospect e i clienti, e alla richiesta di utilizzare i social “un tanto al braccio”, ha sempre scatenato in me questa risposta.

Vuoi iniziare a fare comunicazione sui social? Puoi farlo anche da solo (o da sola)!

A questa mia provocazione solitamente si illuminano gli occhi del mio interlocutore

Ma tu mi puoi aiutare, vero?

“Io posso insegnarti a usare i social compatibilmente con le tue risorse. Ma tutto il resto dovrai farlo in autonomia”.

Da qui è nata l’idea di proporre dei corsi di formazione personalizzati sulla gestione dei social e sulla creazione dei contenuti per i social. Gli argomenti, le tempistiche di svolgimento, le esercitazioni: tutto viene calibrato a seconda delle necessità del cliente.

E alla fine, tutti i nodi vengono al pettine

Dal “è facile scrivere un post” al “……non mi vengono idee…daii….dammi due dritte” il passo è brevissimo.

E la mia risposta è: “Ti chiedo solo questo: a chi ti stai rivolgendo? Perché dovrebbe fermarsi e leggere il tuo post? E se lo legge, tu cosa ci “guadagni”?”

Che sostanzialmente equivale a chiedere: dimmi chi sono le buyer persona e quali sono i tuoi obiettivi. Touché

Beh però alla fine, quante cose che ci sono da fare, e poi bisogna stare sempre attenti, insomma…ma….adesso ci penso se fare o no comunicazione sui social da solo o se farlo fare a te. Ma poi, è così necessario esserci?

Se hai un pubblico, se hai dei clienti, devi essere presente ANCHE sui social.

Oggi come oggi la prima cosa che si fa quando si cercano informazioni su un potenziale fornitore o cliente è “andare a cercarlo sul web”. Quindi questo implica che da qualche parte (sito o social) devono essere presenti informazioni sulla tua attività professionale.

Questo non vuole dire mettere in pasto la tua vita personale, né inondare i social e i web di quello che ti succede “al lavoro” tutti i giorni.

Occorre trovare il giusto equilibrio tra quello che tu sei, quello che il tuo brand rappresenta, e quello che i tuoi “clienti” o prospect vogliono vedere/leggere.

Il minimo di informazioni da pubblicare sul web è rappresentato dal “come fare per contattarti” e da un “sì, sono ancora in attività”.

Il massimo? Dipende da te, dalle tue buyer persona e dai tuoi obiettivi (sono ripetitiva, lo so).

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